Keep calm e godiamoci la smielatura

Keep calm e godiamoci la smielatura

Dall’arnia ai vasetti, è questa la sintesi della smielatura. Tralasciamo la fatica, il sudore, le imprecazioni, l’avvilimento, la tristezza di un intero anno di lavoro e innumerevoli sforzi e godiamoci il momento migliore.

Riteniamoci ancora una volta fortunati di poter raccogliere il frutto della nostra e della loro fatica.

In tarda primavera e in estate, quando le fioriture sono al loro massimo e le api hanno abbondanza di nettare, è tempo di mettere i melari per raccogliere il miele che le api producono in eccedenza rispetto al loro fabbisogno. Non togliamo invece alle api quello necessario per il sostentamento della famiglia, né incrementiamo il loro nutrimento per produrre più miele di quello che produrrebbero naturalmente. Il miele che un buon apicoltore vuole cogliere è il frutto di una collaborazione sinergica volta a facilitare il naturale ciclo di produzione delle famiglie.

Come estrarre il miele

Dal prelievo dei melari all’invasettamento, il processo della smielatura richiede delle operazioni specifiche e degli strumenti adeguati. La scelta del momento adatto al prelievo dei melari è certamente quella che richiede più attenzione. Abbiamo già parlato di quali sono le strategie per riconoscere il momento migliore per la raccolta (generalmente quando almeno i tre quarti delle cellette dei telaini del melario sono opercolate) e delle accortezze che bisogna avere se si ritiene che il flusso nettarifero non sia terminato.

Una volta trasportati i melari nella sala dove avverrà la smielatura, quattro sono le fasi principali che precedono l’invasettamento: disopercolatura, centrifugazione, filtrazione e decantazione.

Fase 1: la disopercolatura

La disopercolatura consiste nel togliere lo strato di cera d’opercolo, che è quella più pura e più pregiata, con cui le api sigillano i favi, per permettere al miele di fuoriuscire liberamente.

Questa operazione va fatta sul cosiddetto banco per disopercolare, ossia un banco in acciaio inox sul cui fondo troviamo una fitta griglia che trattiene la cera d’opercolo e lascia invece filtrare il miele che cola dai telaini. Per fare questa operazione si utilizzano il coltello o la forchetta disopercolatori.

La disopercolatura è una fase affascinante, non solo perché tocchiamo finalmente con mano il frutto di un lungo lavoro, ma anche perché ammiriamo come ogni volta questi incredibili piccolissimi insetti siano capaci di una precisione maestosa nella costruzione geometricamente perfetta dei favi.

Fase 2: l’estrazione tramite centrifuga

Quando tutti i telaini sono completamente disopercolati si passa alla fase della centrifugazione. È qui che entra in gioco lo smielatore: una centrifuga in acciaio inox in cui si inseriscono i telaini e si fanno girare, prima lentamente e poi velocemente.

La forza centrifuga permette la fuoriuscita del miele dai favi che cade sul fondo dello smielatore. L’operazione avviene a temperatura ambiente per preservare tutte le proprietà del prodotto, per questo si parla si smielatura “a freddo”. Ogni apicoltore sceglie a seconda delle sue possibilità o preferenze che tipo di smielatore utilizzare.

Prima dell’avvento delle moderne tecniche apistiche si procedeva per spremitura manuale. Oggi ci sono smielatori tangenziali, radiali, a motore, manuali alimentati da tanto olio di gomito e buona volontà o addirittura costruiti dall’ingegno apicoltore. Non ci sono regole, eccezion fatta per le norme igieniche.

Fase 3 e 4: il filtraggio e la decantazione

Seguono alla smielatura la fase di filtraggio, per rimuovere i residui di cera o di favo e la decantazione all’interno del maturatore per almeno due settimane, per consentire a eventuali residui di salire a galla o di depositarsi sul fondo.

Trascorse le due settimane non resta che fare la schiumatura e procedere a invasettare ed etichettare il nostro miele!

Per ogni apicoltore e apicultrice il momento della smielatura è quello di maggiore soddisfazione. Ci sarebbe da festeggiare, ma l’apicoltura è un ciclo continuo di dubbi, osservazioni e tentativi attenti e studiati. Aver raccolto del miele, non importa se un solo vasetto o 80 kg non è sempre sinonimo di una buona condotta nei confronti degli alveari. Le sciamature, le infezioni da varroa, l’imprevedibilità del maltempo e tanti altri fattori possono influire negativamente sulla produzione di miele di alcune famiglie.

Bisogna quindi cercare di cogliere tutte le informazioni utili e preziose sulle famiglie che hanno permesso la smielatura e dare loro i nostri più sentiti ringraziamenti.