Il cibo secondo Natura: la “bellezza” secondo il mercato

Il cibo secondo Natura: la “bellezza” secondo il mercato

 

La Natura è un’Intelligenza superiore e perfetta in ogni sua espressione.

Quando però mi trovo nel reparto ortofrutta di un supermercato (ma ormai anche nei piccoli fruttivendoli), dinanzi a mele e pere tutte perfettamente identiche, carote tutte dritte, insalate senza nemmeno l’ombra di un morso di bruco… vengo sempre colta dal dubbio: com’è possibile che un organismo così creativo come la Natura produca frutti così omologati?

 

È difficile infatti! L’albero di mandarino del mio giardino ha frutti di varie dimensioni e tonalità di colore, alcuni dei quali ancora in fase di maturazione. Per non parlare delle arance, non ancora pronte per essere colte.

 

 

Da dove vengono allora tutti quei “bei” frutti rossi, arancioni e corposi che si vedono sui banchi dell’ortofrutta già quasi da un mese? Dall’agricoltura intensiva, che distorce modi e tempi naturali di maturazione per obbedire alle logiche del mercato.

 

 

Qualità o bellezza?

 

Secondo un criterio totalmente artificiale di bellezza, intesa come uniformità di dimensione e di superficie, frutta e ortaggi vengono classificati come di categoria  extra quelli “più belli”, oppure di prima o di seconda categoria quelli “più brutti”.

È una pratica puramente commerciale che nulla ha a che fare con la qualità del prodotto, ma piuttosto assegna prezzi diversi, calibrati sull’aspetto estetico: prezzo più alto per quella extra, più basso per le categorie inferiori.

 

Un recente studio dell’Università di Edimburgo, come riporta National Geographic, ha messo in luce che circa 50 tonnellate di frutta e verdura prodotte in Europa (un terzo del totale) vanno al macero perché ritenute esteticamente non idonee alla vendita, cioè non raggiungono nemmeno i negozi.

È uno spreco di cibo e di risorse che non dovrebbe essere accettato sotto nessuna giustificazione.

 

 

Cerchiamo di tornare al buonsenso, sganciandoci dalle logiche “estetiche” del mercato.

 

La prossima volta che ci troviamo a comprare frutta e verdura, oltre che far caso a quali siano di stagione e locali, scegliamole anche fra quelle “più brutte”. Se ne abbiamo la possibilità, proviamo ad annusarne l’odore piuttosto che fermarci solamente al loro aspetto.

 

I due piatti della bilancia

 

A questo punto, abbiamo avuto modo di renderci conto brevemente che nella nostra società il rapporto tra noi e il cibo è mediato e regolato dalle logiche del mercato, che lo hanno snaturato.

In parallelo, l’agricoltura, da attività basata sui cicli, le risorse e i limiti naturali, è stata intensificata, forzando i modi e accelerando i tempi della produzione con:

  • sementi industriali
  • fertilizzanti chimici
  • fitofarmaci

 

Tutto questo non è avvenuto in modo indolore, tutt’altro: si sono perse molte colture locali tradizionali a favore di altre standardizzate.

 

 

 

I prodotti agricoli in generale hanno perso sapidità, il che vuol dire – se è ragionevole pensare che il sapore pieno di un alimento ne indichi la bontà nutritiva – che un pomodoro di oggi, ad esempio, non ha lo stesso valore nutritivo di uno di trent’anni fa.

 

Si sono prodotti effetti gravi sull’ambiente, come il sovra-sfruttamento delle risorse naturali, l’inquinamento di terra, acqua e aria con sostanze chimiche tossiche, le emissioni di gas a effetto serra, la compromissione o persino la perdita di interi ecosistemi naturali.

Non meno importante, i piccoli agricoltori che coltivavano la terra in modo tradizionale ed ecologico.

Si sono trovati costretti ad adeguarsi all’uso delle nuove sementi e dei prodotti chimici correlati, oppure sono stati spiazzati dalle grandi aziende, mentre le economie agricole rurali sono state stravolte.

 

 

È questo l’unico modello produttivo ormai possibile?

 

Può forse sembrare così a livello globale, ma non lasciamoci ingannare: ricordiamoci che l’altro piatto della bilancia siamo noi, i consumatori.

Questo non è l’unico modello di consumo possibile; in quanto consumatori, possiamo fare scelte diverse che possono generare un impatto significativo a livello locale.

Esistono altri modi di coltivare la terra, d’intendere il rapporto con la Natura e col cibo, di valorizzare il tessuto socio economico rurale, che stanno prendendo piede ovunque su piccola scala.

 

 

Oggi si sente parlare sempre più diffusamente di agricoltura biologica, biodinamica, rigenerativa, integrata, agroecologia, etc .

Sono modalità rinnovate, più che nuove, di reclamare la sovranità e la sicurezza alimentari:

  • cibo sano e nutriente
  • prodotto vicino casa nel rispetto della Natura
  • economicamente e socialmente equo

 

 

Nel prossimo post che troverete direttamente nella categoria “Ambiente e sviluppo sostenibile” ci soffermeremo su quella più nota: L’agricoltura biologica.

 

di dott.ssa Ambra Fusaro