Apicoltori nel mese di Dicembre

Apicoltori nel mese di Dicembre

In questo periodo, l’apicoltore esperto conosce abbastanza bene quello che avviene all’interno del suo apiario.

 

 

I sopralluoghi che vengono fatti (senza aprire le arnie) hanno grande importanza per verificare lo stato generale dell’apiario.

In particolare, è necessario accertare la presenza o meno di api morte sulle porticine d’ingresso, in quanto questo particolare incide fortemente sullo stato di salute della colonia.

E’ sufficiente asportare con una spazzola tutti i corpi delle api morte e procedere alla pulizia di tutto il fondo dell’arnia.

 

 

 

Cosa fanno le api in pieno inverno?

 

Il lavoro in campo in questo periodo è veramente ridotto rispetto ai mesi passati, ma non è meno importante. Un buon apicoltore direbbe che è fondamentale e delicato.

Abbiamo visto che da novembre in avanti il numero di api inizia a diminuire, quelle che nascono a fine novembre di solito sono le stesse che passeranno poi tutto l’inverno.

Nei mesi invernali da dicembre fino alla metà di gennaio la regina non depone più.

La famiglia si riduce ad un terzo e con l’aumentare del freddo le api si dispongono al centro formando il glomere cioè si stringono fra loro al fine di mantenere costante la temperatura all’interno di esso, dove la regina è nel centro e tutte le api intorno.

 

Il blocco di covata naturale

 

Per chi ancora non lo avesse fatto e per le zone dove ancora le temperature sono intorno ai 18° (come oggi qui da noi) vi è il momento del secondo trattamento, da effettuare quando la regina non depone più.

 

Tecnicamente si dice che è in blocco naturale di covata. Questo trattamento si effettua due volte l’anno con un prodotto a base di acido ossalico.

Attenzione: a tal proposito non pensiamo che l’apicoltore dà una brutta medicina, una specie di antibiotico. Si sta parlando di un acido organico, consentito anche in agricoltura biologica, che, per capirsi, è paragonabile l’acido citrico del limone.

 

 

Malattie in agguato

 

In inverno c’è un altro nemico in agguato: il nosema, un fungo unicellulare, che colpisce l’intestino delle api.

Il fungo crea una dissenteria giallastra che contamina gli altri esemplari della colonia.

Si tratta di una vera disfunzione delle normali condizioni fisiologiche delle api adulte causata da diversi fattori:

  • visite intempestive
  • eccessiva umidità all’interno dell’alveare
  • insufficiente areazione
  • prolungato periodo di chiusura all’interno dell’arnia, dovuta al freddo esterno che non permette alle api i voli di purificazione

 

 

Un altro fattore da non sottovalutare che potrebbe portare a questo genere di patologia  è l’alimentazione.

Ciò succede quando si alimentano le famiglie con miele, che abbia subito processi di fermentazione oppure troppo ricco di sostanze indigeribili, come il miele di melata, o contenente percentuali di acqua troppo elevate.

La sostituzione di un’arnia pulita o nuova, in caso di grave nosemiasi, sarebbe consigliabile. Si dovrebbe poi, disinfettare la vecchia arnia senza dimenticare dello stesso materiale utilizzato.

Non ci sono ulteriori cure o trattamenti specifici, ma è sufficiente cercare di prevenire il tutto con un buon invernamento, facendo attenzione soprattutto alle scorte.

 

Effetto glomere

 

Quando fa freddo, le api fanno un piccolo “giochino”. Si danno il cambio per chi deve occupare l’interno del glomere, o meglio, quelle che sono all’esterno del glomere si trasferiscono al centro e viceversa.

La loro vita viene assicurata proprio dal fatto che vi è un continuo movimento di api dall’interno all’esterno del glomere, in modo che tutti gli individui della colonia si possono riscaldare.

In questo modo le api riescono a resistere a temperature anche molto basse.

Nelle giornate di sole, che seguono ad un periodo di freddo intenso, le api effettuano un volo di purificazione, anche se spesso sono destinate a soccombere proprio per il freddo.

 

 

La mortalità di piccole quantità di api nel periodo invernale rientra nella normalità della colonia.

La neve non provoca danni alla colonia, anzi, entro certi limiti, la protegge dal freddo e dal vento, tanto che alcuni apicoltori chiudono con la neve le porticine d’ingresso, senza che ciò provochi danni alla colonia.

All’interno delle arnie la temperatura dovrebbe essere tra un minimo di 10 e un massimo di 20 gradi, anche se fuori il mercurio scende sotto lo zero.

 

 

I compiti a casa

 

Il lavoro di un apicoltore non finisce in campo. L’inverno infatti è il momento in cui ci si riprepara alla futura stagione di intenso lavoro in campo.

L’apicoltore revisiona l’attrezzatura usata: pulisce e immagazzina il materiale, ristruttura e rivernicia le vecchie arnie.

 

 

Oltre alla manutenzione delle arnie, in questo periodo è importante lavorare la cera. I favi vengono esaminati, quelli deformati oppure quelli anneriti dalle covate vanno avviati alla fusione.

Ma ricordatevi, che una buona abitudine che molti apicoltori hanno, è che la sostituzione dei vecchi telaini da nido deve essere all’incirca di un terzo all’anno.

Conviene inoltre passare un pò di tempo nella preparazione dei telaini in vista del loro futuro impiego, quindi: buona “zigrinatura” a tutti e ricordatevi sempre che un buon apicoltore prepara nei giusti tempi la sua attrezzatura per il nuovo anno.